
Verbania Intra, 2 giugno - Intervento del Sindaco di Verbania alla Festa della Repubblica
Rivolgo a voi tutti presenti questa mattina il saluto riconoscente e beneaugurante della civica amministrazione di Verbania, che ospita la celebrazione ufficiale della festa della Repubblica. Il saluto raggiunga innanzitutto i cittadini, che nella forma repubblicana dello Stato esprimono la sovranità fondativa della nazione; un saluto raggiunga le autorità civili e militari e i rappresentanti delle istituzioni democratiche: il Presidente della Provincia, i consiglieri regionali, i parlamentari nazionali, i numerosi colleghi sindaci che partecipano con la fascia tricolore.
Il mio intervento intende svolgere brevemente una sola considerazione: l’idea che nella festa della Repubblica, nella data del 2 giugno, si celebra la festa della patria comune. Deve cioè affermarsi – e la solennità della giornata odierna costituisce un’eloquente testimonianza di questa ambizione – il primato del 2 giugno come sintesi entro cui convergono e si manifestano compiutamente i valori espressi dalle altre ricorrenze nazionali. In questa ricorrenza devono cioè confluire i fattori costitutivi e fondativi della patria repubblicana, perché siano chiare e inequivoche le ragioni storiche che hanno portato al faticoso e drammatico costituirsi dell’Italia libera e democratica.
A me sembra che possano essere individuati quattro grandi fattori intorno ai quali si sono edificate le fondamenta della Repubblica del 2 giugno. E a questi fattori corrispondono altrettante date, cariche di valore simbolico. Il primo è riconoscibile nel processo di unificazione territoriale, attraverso il quale si è realizzato e compiuto il movimento risorgimentale, che ha consegnato il Paese ai suoi confini fisici e geografici: la data del 4 novembre 1918 riassume in maniera eloquente questo processo, i suoi drammi e le sue glorie. Il secondo fattore consiste nella militanza antifascista che, nel cuore della dittatura mussoliniana, ha tenuto vive le ragione della libertà e della democrazia, in anni in cui questa testimonianza appariva minoritaria e destinata a soccombere all’arroganza di un regime totalitario. La figura dei fratelli Rosselli, uccisi nell’esilio francese da mani fasciste il 9 giugno 1937, può a buon diritto riassumere la dedizione alla libertà che centinaia di italiani hanno continuato a praticare a prezzo dell’incolumità e spesso della vita stessa. Il terzo fattore si rivela invece nella scelta resistenziale che ha contributo a riscattare - moralmente prima ancora che militarmente – la nazione italiana. Una resistenza morale, civile, politica, militare che a me piace oggi ricordare non tanto e non solo nei gesti di dedizione eroica che pure conosciamo e onoriamo, quanto piuttosto quel movimento originario della coscienza che tra il ’43 e il ‘45 ha armato il cuore di migliaia e migliaia di ragazzi cui dobbiamo non solo la liberazione del 25 aprile 1945, ma anche il solido patrimonio di idealità e di onestà che ha fatto grande l’Italia dal dopoguerra ad oggi. Infine, il quarto fattore: la costituzione repubblicana, che l’Assemblea Costituente solennemente approvò il 22 dicembre 1947, trasferendo nella carta fondativa le aspirazioni di pace, libertà, giustizia, democrazia per riscattare le quali il popolo italiano aveva attraversato l’umiliazione della dittatura, la tragedia della guerra, il riscatto della Resistenza, la conquista, incruenta ma non per questo meno drammatica, della forma repubblicana.
Credo davvero che il 2 giugno sia la sintesi rivelatrice di altre quattro date: il 4 novembre ‘18, il 25 aprile ‘45, il 9 giugno ’37, il 22 dicembre ’47. Unificazione nazionale, testimonianza antifascista, militanza resistenziale, approdo costituzionale.
Proprio ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineato con autorevolezza accorata e preoccupata, il rischio di una “regressione civile” del Paese. E’ una preoccupazione reale, fondata. Per stornare questo rischio, per evitare una regressione civile, che è qualcosa di più e di più grave di una congiuntura economica o di una crisi politica, noi non abbiamo altro giacimento morale e ideale cui attingere, altro patrimonio cui fare riferimento che quello consegnatoci dalla dedizione di coloro che hanno fatto l’Italia che conosciamo e che ho evocato nelle quattro date che ben simboleggiamo quel lascito prezioso. Se anche uno solo dei quattro fattori, che nel 2 giugno si rivelano, venisse omesso o dimenticato, sarebbe un’altra Italia. E sarebbe un’Italia certamente diversa da quella che oggi, nel 2 giugno, celebriamo e della quale andiamo fieri e siamo orgogliosi.
Claudio Zanotti
Sindaco di Verbania