Sito Ufficiale del Comune di Verbania

Salta ai contenuti
 
 

Palazzo Civico - Piazza Garibaldi, 15 - 28922
p.iva 00182910034 - tel. 0323 5421 - fax 0323 557197

COME FARE PER...
  • Cittadino
  • Impresa
 
 
 
Sei in: Home » DIARIO » E' deceduto Carlo Suzzi l'unico soppravvissuto all'eccidio dei 42 Martiri di Fondotoce.  
 

E' deceduto Carlo Suzzi l'unico soppravvissuto all'eccidio dei 42 Martiri di Fondotoce.

E' deceduto Carlo Suzzi l'unico soppravvissuto all'eccidio dei 42 Martiri di Fondotoce. Un ricordo per non dimenticare questa grande persona che, sopravvissuto all'eccidio nazifascista, si unì alla divisione Valdossola, concludendo la guerra da partigiano come caposquadra con nome di battaglia “Quarantatré”.

Scampato nel 1944, quando era solo poco più che un ragazzo, Carlo Suzzi ha chiuso gli occhi a 91 anni, in una terra lontana migliaia di chilometri da casa e da Fondotoce, dove tutto accadde in quel nefasto 20 giugno.
 Suzzi, allora diciassettenne, era il 43esimo uomo destinato alla fucilazione, l’unico che scampò all’eccidio-rappresaglia dei soldati nazifascisti, cadendo ferito tra i corpi di chi fu colpito a morte.
 Insieme a altri 45 uomini e donne detenuti a Villa Caramora, sede del comando tedesco, nel pomeriggio fu fatto marciare sino a Fondotoce e lì – mentre tre vennero risparmiati – esposto al piombo dei soldati.
 Sopravvisse, fu aiutato, curato e una volta guarito si unì alla divisione Valdossola, concludendo la guerra come caposquadra con nome di battaglia “Quarantatré”. Da quasi quarant’anni s’era lasciato l’Italia alle spalle, trasferendosi in Thailandia, nel distretto di Bang Lamung, poco lontano dalla nota località turistica Pattaya. Con il passare del tempo i suoi ritorni a Verbania, dove s’era stabilito anche se era nato a Busto Arsizio, s’erano fatti sempre più sporadici, anche se il suo ricordo era vivo nella comunità locale.
 (articolo tratto dalla testata Verbano24.it).

Così Suzzi ricordava il tragico episodio:
 «“In quei minuti mi pareva di sognare. Non credevo possibile che sarebbe toccato anche a me. Attendevo sempre un intervento esterno. Non sapevo quale. Mi vennero molti ricordi della mia vita, come in un film. Rapidamente ripensai a tutto. Pensai anche a quando ero bambino, poi a quando da ragazzino scappai da casa, fino a quando andai coi partigiani, ai grandi movimenti di entusiasmo dei primi risultati del nostro lavoro e alle vicende belle e brutte degli scontri. Pensai con rimpianto a mia madre, a mio padre in Germania e alla nonna che mi voleva tanto bene. Quei pensieri mi procurarono una grande sofferenza. Mi pareva di giudicare il mondo come dall’alto […].

Quelle riflessioni furono interrotte dalla stretta di due tedeschi che mi afferrarono al collo; era il mio turno. Dovetti alzare i piedi per non pestare il sangue ed i corpi dei compagni uccisi».

Tutte le informazioni sull'eccidio al link http://archivio.casadellaresistenza.it/archivi/fondotoce

suzzi001